venerdì, 10 agosto 2007, ore 11:09

unilever

Bene! Come promesso "ripubblico" un post (datato ottobre 2006) relativo all'Unilever.

Anche qui, come nel precedente, potrebbe essere cambiato qualcosa ma, considerato l'andamento delle cose, se cambiamento c'è stato sicuramente è stato "in negativo".

(nel precedente blog, dove avevo pubblicato questo post, avevo anche un "sistema" di rilevamento e di statistica che mi permetteva di controllare le visite... ebbene, dopo la pubblicazione di questo post, TUTTI i giorni l'Unilever veniva a controllare cosa scrivevo.. e lo farà anche stavolta!)

Sgraffio


Unilever - gruppo multinazionale anglo-olandese - nasce nel 1930 dalla fusione di due società: la Lever Brothers e la Margarine Unie.


Oggi è presente nei mercati di tutto il mondo con i seguenti prodotti: Algida, Findus, Bertolli, Lipton, Calvè, Knorr, Santa Rosa, Svelto, Coccolino, Cif, Lysoform, Dove, Sunsilk, Mentadent, Axe … ed altri

C’è di tutto.. dai gelati (poi vedremo, di seguito, cosa vogliono fare) alla marmellata passando per i prodotti per la pulizia della casa e del corpo.

Dicono di loro stessi:


"Unilever vuol essere un'azienda integrata nella realtà sociale e nel paese in cui opera ed è impegnata a migliorare, in modo continuativo, l'impatto ambientale delle proprie attività."

Ma intanto sono accusati di:

Abuso di potere, Sfruttamento popolazioni Terzomondo, Danni all'ambiente, Utilizzo di Ogm, Mancato rispetto dei Diritti dei lavoratori, Regimi oppressivi, Illeciti, Sfruttamento animali, Pubblicita' scorretta, Paradisi fiscali

Entriamo nel particolare:

Unilever, con la consociata Brooke Bond (proprio quella che si occupa del marchio Lipton) coltiva tè in paesi come l'India, il Kenya, la Tanzania, Malawi e lo Zaire per una superficie globale di circa 17'000 ettari. Le critiche vanno alle condizioni più che misere dei lavoratori come pure ai salari da fame che percepiscono.


La produzione di tè nello Sri Lanka è cominciata verso la fine del secolo scorso, quando Lipton comperò 10'000 ettari di terra. La popolazione locale si rifiutò di lavorare in quelle piantagioni così Lipton assunse lavoratori Tamil dal sud dell'India. Ma le popolazioni Tamil non sono viste di buon occhio da quelle cingalesi. Cominciarono così tutta una serie di guerre civili tra forze governative e le cosiddette " tigri di liberazione Tamil " (che tutt'ora affliggono il paese). Sono circa mezzo milione i Tamil che lavorano oggi nelle piantagioni della Unilever, senza diritti politici, senza patria, al limite della soglia di povertà, emarginati dal governo cingalese, come ogni minoranza etnica e non del resto.

 

La tragica situazione dello Sri Lanka affonda le sue radici nel periodo coloniale, in cui la coltivazione del tè ha creato ingiustizie strutturali che permangono tutt'ora : il tè Lipton rimane la memoria e il simbolo di queste ingiustizie.

 

 Ma non è tutto. Unilever ha filiali in paesi con regimi oppressivi come il Brasile, la Colombia, l'Egitto, l'El Salvador, il Guatemala, Honduras, l'India, l'Indonesia, il Kenya, il Messico, il Marocco, il Perù, le Filippine, il Senegal, lo Sri Lanka, la Turchia e l 'Uganda.

 

 Nel giugno del 1989 i lavoratori della Gessy Lever a San Paolo in Brasile occuparono la fabbrica per rivendicare paghe e condizioni di lavoro migliori..  87 di loro furono licenziati

 

Senza contare che Unilever per costruire una grande fabbrica di tè a Pazar, nella Turchia orientale, grazie all'appoggio del governo turco ha sfollato secondo un piano ben preciso gli abitanti di quell'area, per lo più Kurdi.

 

Unilever inquina. Lo so, non è la sola a farlo, la maggior parte di noi inquina il pianeta senza minimamente accorgersene. Ma non tutti rilasciano nelle acque 50 tonnellate di acido solforico. Da allora fino a oggi sono state decine le segnalazioni di agenti inquinanti rilasciati nelle acque dalle fabbriche di Unilever. Unilever si è resa colpevole della commercializzazione di un complesso vitaminico per donne incinte contenente vitamina A nonostante il dipartimento della Sanità avesse, all'inizio degli anni '90, emesso un rapporto nel quale sconsigliava quella vitamina alle donne gravide per i pericoli che avrebbe potuto portare al nascituro (soprattutto malformazioni). Per ultimo, ma non ultimo per gravità, quasi tutti i cosmetici della Unilever sono testati sugli animali.

 

Ma non è tutto…

Quanto segue l’ho preso dal sito di Greenpeace

ROMA. La multinazionale Unilever, che controlla oltre il 40% del mercato italiano del gelato confezionato, vuole lanciare in Italia il “gelato al merluzzo” o meglio alla proteina artificiale copiata con la bioingegneria dal ´macrozoarces americanus´, una specie di merluzzo che vive nelle acque atlantiche più fredde. L’intento di Unilever è quello di abbassare così la temperatura a cui si formano i cristalli di ghiaccio e realizzare gelati con forme più complicate e più “gradevoli” alla vista, soprattutto dei bambini.

http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/
/database-prodotti-chimica.pdf
Quello descritto sopra è un gelato OGM e, tra l’altro, il merluzzo è pescato in maniera illegale (chissà cosa ne pensa Capitan Findus).


In sintesi ecco cos’è la UNILEVER:

Multinazionale alimentare e chimica presente in 75 paesi e classificata al 43° posto della graduatoria mondiale. Fattura 88000 miliardi e impiega 267000 persone. La multinazionale opera negli alimentari, nei detergenti per la casa, nei prodotti per l'igiene personale e in altre attività. In Italia opera attraverso cinque società autonome che fanno capo a Unilever Italia s.p.a. e sono Sagit, Lever Fabergè, Van Den Berg, Calvin Klein Cosmetics, Diversey. La Unilever Italia occupa i primo posto tra le imprese alimentari italiane, è azienda leader nel mercato degli oli d'oliva, dei surgelati, del tè, delle margarine e dei gelati. Unilever è il più grande commerciante al mondo di tè di cui è anche un grande produttore attraverso la propria filiale Brooke Bond.Pertanto Unilever è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo perchè i suoi metodi commerciali, totalmente ispirati ad una logica di profitto, non garantiscono guadagni dignitosi. secondo il sindacato internazionale degli alimentaristi, la controllata Brooke Bond continua a strappare ingenti profitti dalla sua piantagione keniota Sulmac, la più grande del mondo, ove impiega oltre 5000 lavoratori a tempo pieno. Le condizioni di lavoro sono state definite "da manuale del colonialismo".

(tratto dal sito www.ecomancina.com/miniguida.htm)


Sgraffio
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categoria : società

mercoledì, 08 agosto 2007, ore 10:46

nestlè

Causa il poco tempo a disposizione per motivi di lavoro, ripropongo un vecchio post (datato 27 ottobre 2006) preso dal mio precedente blog "contraria.mente.blogspot.com".

Credo che i dati riportati siano rimasti gli stessi di un anno fà e spero di fare gradita opera di diffusione... in seguito (per "par condicio") ripubblicherò anche un post sull'Unilever

Sgraffio


Fondata nel 1867, oggi Nestlé è la maggiore società agro-alimentare del mondo, presente in più di 60 paesi, con 470 stabilimenti produttivi e un fatturato di circa 51 miliardi di dollari. Oltre ad essere il principale produttore di latte in polvere, è leader mondiale nel settore del caffè e in quello delle acque minerali (nel 1997 ha comprato il gruppo San-Pellegrino-Garma), e sta acquisendo una posizione di primo piano anche nella vendita del cibo per animali.


I marchi di appartenenza della Nestlé sono parecchi (oltre 8.000 equivalenti ad altrettanti prodotti o linee di prodotto); non sempre si è in grado di risalire alla multinazionale.

Quelli qui segnalati sono quelli più conosciuti distribuiti in Italia.

Dolciari: Perugina, Baci Perugina, KitKat, Quality Street, Smarties, Galak, Polo, After Eigh, Emozioni, Ore Liete, Lion, Fruit Joy, Rossana.

Gelati: Motta, La Cremeria, Antica Gelateria del Corso, Gran Dessert.

Dolci da forno: Motta, Alemagna, Tartufone Motta.

Surgelati: Buitoni, Buitoni Bella Napoli, Valle degli Orti.

Referigerati: Buitoni Fresco.

Pasta, prodotti da forno, condimenti: Buitoni, Le Rasagnole, Maggi.

Latticini e dietetici: Mio, Fruttolo, Lc1, Latte intero concentrato zuccherato, Sveltesse.

Alimenti per l’infanzia: Nestlé, Nidina, Guigoz, Latte Mio, Nestlé prima infanzia.

Caffè e bevande prima colazione: Nescafé, Nesquik, Orzoro.

Cereali prima colazione: Fitness, Ficre1, Cheerios.

Ristorazione: Nestlé Foodservices.

Cosmetici: Alcon, Biotherm, Cosmence, Garnier, Helena Rubenstein, La Roche-Posay, Lancome, L'oreal, Matrix, Maybelline, Metamorphosis, Plenitude, Redken.

Profumi: Cacharel, Giorgio Armani, Ralph Lauren.

Cibo per animali: Felix, Friskies, Purina, Gourmet, Kit Kat.

La Nestlé è inoltre proprietaria, nel settore alimentare delle acque minerali: Panna, Claudia, Levissima, Lora Recoaro, Pejo, Perrier, San Bernardo, San Pellegrino, Vera.

  

Dicono di loro stessi
Ovunque, Nestlé, agisce per creare valore nel lungo periodo per i consumatori, i dipendenti, i partner commerciali, gli azionisti.Per questo il suo operato si basa su solidi principi etici e sull’assoluta trasparenza, necessaria per instaurare un rapporto di fiducia con i consumatori ed ogni altro interlocutore.

Le accuse:

Ogni giorno 4.000 bambini nel sud del mondo potrebbero essere salvati dalla morte per malattie e denutrizione, se fossero allattati al seno e non con latte in polvere. Lo sostengono Unicef e Organizzazione mondiale della sanità (Oms).


L’Oms e l’Unicef stimano che la morte di circa un milione e mezzo di bambini, su circa undici milioni che muoiono ogni anno, avvenga nei paesi a basso reddito per mancanza di allattamento al seno.


Unicef e Oms hanno redatto un Codice internazionale che bandisce questo tipo di marketing; diverse aziende dichiarano di attenersi al Codice, ma monitoraggi indipendenti hanno messo in luce molte, gravi infrazioni del Codice da parte di tutte le compagnie, ma soprattutto ad opera della Nestlé, che detiene il più vasto mercato di latte in polvere nel Sud del mondo.

Il problema, infatti, non sta solo nella natura del latte in polvere, meno nutritivo e protettore del latte materno, ma nel modo scorretto in cui viene presentato alle madri.

Attraverso innumerevoli e gravi violazioni del Codice internazionale, le compagnie inducono le madri ad abbandonare l’allattamento al seno in favore del latte artificiale.


La ragione per cui l’allattamento al biberon uccide è la mancanza di igiene.

L’acqua con cui il latte è preparato è spesso malsana ed è impossibile sterilizzare biberon e tettarelle senza un fornello e senza disinfettanti.

Mamme con pochi soldi, poche comodità e poche conoscenze igieniche somministrano ai loro bambini latte allungato in biberon a malapena sciacquati, con tettarelle esposte all’aria, su cui si posano di continuo gli insetti.

Le conseguenze sono infezioni intestinali che provocano diarree mortali.

Nestlé è accusata di aver promosso la vendita dei suoi prodotti con campagne aggressive e irresponsabili, entrando negli ospedali, con uno stuolo di rappresentanti, per convincere i medici all’uso del latte artificiale e per distribuire campioni gratuiti anche alle madri, future possibili acquirenti.

In alcuni paesi, come il Pakistan, le ingerenze della Nestlé si sono spinte alla sfera politica (da loro corrotta). Basti pensare che in Cile dal 1950 al 1970 i neonati allattati al seno sono passati dal 95% al 20% e che l’allattamento artificiale di un bimbo di 6 mesi in Nigeria richiedere oltre il 47% dello stipendio minimo di un operaio.


Un bambino allattato con latte in polvere è 25 volte più a rischio di morire di dissenteria di uno allattato al seno, in posti dove l'acqua non è sicura.


Chiaramente dopo un piccolo periodo di allattamento da biberon il latte della madre si asciuga e non viene più prodotto dall'organismo... un nuovo consumatore è nato


In Italia nel Marzo 2000 Nestlé è stata condannata dall’Antitrust per essersi accordata con Milupa, Nutricia, Heinz, Abbott e Humana al fine di distribuire il latte artificiale per la prima infanzia solo in farmacia (a prezzi 2 o 3 volte superiori rispetto alle altre capitali europee) e per essersi spartita le forniture gratuite".


Tra l’altro è uno dei più grandi commercianti di caffè e cacao, pertanto è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo a causa dei suoi metodi commerciali totalmente ispirati alla logica del profitto.


LA NESTLE' NEL MONDO:


REGIMI OPPRESSIVI: Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Libano, Messico, Papua Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia. L'Oreal è presente anche in Perù e Marocco.


RELAZIONI SINDACALI: nel 1989 i lavoratori di una fabbrica di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero. I lavoratori si lamentavano delle misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza. Entro due mesi dall'inizio dello sciopero la compagnia aveva licenziato 40 dei suoi operai, compresa la maggior parte degli organizzatori dello sciopero.


COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: recenti mosse della Nestlè nel campo del latte in polvere per neonati comprendono un'ulteriore violazione del Codice dell'OMS, cioè la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good Start, negli USA. Si è saputo che alcuni neonati hanno sofferto di shock 'anafilattici', con pericolo per le loro vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto.


TEST SU ANIMALI: L'Oreal è accuasata per il suo uso continuato di test sugli animali. La stessa Nestlè è stata recentemente criticata dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test di cancerogenicità del suo caffè su topi.

Fonti: http://www.nestle.it/ http://www.ribn.it/http://www.peacelink.it/http://www.nigrizia.it/

 

 

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categoria : società

giovedì, 02 agosto 2007, ore 14:35

mamma-sudan

 

Mangiate merda!

Miliardi di mosche lo fanno da milioni di anni e non si sono ancora estinte!

(....in attesa che il mondo "evoluto" occidentale si accorga che ci siete)

 

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