

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna (1):
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello (2)
Farfarello e Gujermone (3)
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe (4)
che se regge co’ le zeppe,
co’ le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
chè se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili…
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza..
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro.
Chè quer covo d’assassini
che c’insanguigna la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pè li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura ‘sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su
pè quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
Trilussa - 1914
(1): il seno – la poppata – (2): il diavolo – (3) Guglielmo II – (4) Francesco Giuseppe
Questo bellissimo "sonetto" di Trilussa (il Beppe Grillo di inizio '900) è stato anche "musicato" e cantanto da Claudio Baglioni..
Un inno alla pace contro i "governanti", la corruzione, le banche.. per voi, le vostre famiglie ed i vostri "teneri pargoletti".. che non conoscano mai gli orrori della guerra e la cattiveria degli uomini!
Trilussa... uno che "sgraffiava" alla grande!
Nel 1914 parlava liberamente!
Oggi lo avrebbero sicuramente censurato..

TINTE
Un sorcio, che correva a più nun posso
pe’ nun fasse acchiappà da un Micio rosso,
s’intrufolò de dietro a un cassabanco(1)
dove c’era accucciato un Micio bianco.
Lì pure la scampò; ma verso sera
cascò fra l’ogne (2) d’una Micia nera.
-Purtroppo,- disse allora – o brutta o bella,
la tinta cambia, ma la fine è quella.
(1) Cassapanca
(2) Unghie
Trilussa - 1938
Ho sempre trovato i “sonetti” di Trilussa “magici” ed attuali, carichi di satira politica e di vita vissuta… e questo è uno dei tanti..
E’ uno dei “componimenti poetici” senza tempo che racconta come il popolo italiano sia sempre stato un popolo sottomesso a qualcuno..
Oggi non è differente ed è abbastanza semplice “paragonare” il Micio rosso all’attuale governo; quello bianco ai governi Democristiani e quello nero all’epoca più buia e fosca della nostra Repubblica..
Mio nonno (aridaje co sti nonni) mi diceva che se proprio eri costretto a farti ammazzare dovevi almeno sceglierti un bravo boia che non ti facesse soffrire troppo..
Aveva ragione… purtroppo però, a differenza sua, oggi noi non abbiamo alternative… i boia sono tutti uguali ed ugualmente “inetti” ed “incapaci”!
Miao

Lui era un ometto insignificante ed ignorante.. talmente ignorante che non capiva perché nei bar e nei ristoranti cittadini mettessero la panna sulle fragole anziché il letame come lui era abituato a fare in campagna.. messo davanti ad un cubo di Rubrik impiegò solo tre secondi per inghiottirlo e quando lesse sui giornali che il fumo fa male alla salute decise di non leggere più..
Era talmente pigro che avrebbe preferito sposare una donna già incinta e così ingenuo che se facessero le Olimpiadi degli ingenui sarebbe arrivato addirittura secondo
Da quando aveva ricevuto in regalo un paio di sci d’acqua era alla forsennata ricerca di un lago che fosse in discesa e l’ultima volta che era “entrato in una donna” era stato qualche anno prima a New York.. nella Statua della Libertà
Era un uomo senza convinzioni.. ma le difendeva con estrema passione …ed era talmente cinico che ogni volta che annusava i fiori cercava lì intorno una bara
Una volta gli dissero che era un genio e da quel giorno cerca di infilarsi in ogni lampada che trova
Anche lei ad ignoranza non scherzava.. pensava che la “Cedrata” fosse un’opera del Tassoni
Era talmente miope che non vedeva neanche le lenti a contatto e talmente brutta che le “borse” le venivano sopra gli occhi anziché sotto.
La sua bruttezza non era solo “epidermica” ma arrivava fino all’osso, scalfendolo.
La sua caratteristica era quella di aprire bocca quando non sapeva cosa dire
Aveva dei fianchi enormi al punto che la sua testa sembrava ancor più piccola.. guardarla in bikini ti faceva pensare a due elastici posti sopra un uovo di struzzo..
Credeva che il detto “Casa Dolce Casa” fosse una rivista di “Arredamento Pasticceria Arredamento” e spesso aveva dei pensieri che non condivideva neanche con se stessa
Era contenta di non essere nata in Francia perché non conosceva neanche una parola in francese
Poco tempo prima era stata operata d’urgenza e, nonostante i medici avessero fatto tutto il possibile, era ancora viva e vegeta.
Capì che stava invecchiando quando si accorse che le candeline Le costavano più della torta
Una volta, al mare, si stupì per delle macchie di catrame sul bagnasciuga .. non riusciva a capire perché l’opera di asfaltatura della spiaggia non fosse stata completata.
Non erano persone cattive… erano semplicemente ignoranti e poveri.
Il loro mondo era costituito dai loro pochi averi e vivevano delle poche cose di cui disponevano.. avevano da sempre considerato il televisore come uno “strumento” inutile ed in parte “magico” e per questo non né avevamo mai comprato uno..
Vivendo tra la natura non conoscevano né odio nè rancore, né invidia né gelosia e si nutrivano, per lo più, con quello che coltivano e degli animali che allevavano..
Quel giorno passato in città fù per loro un vero supplizio.. auto, moto, clacson, smog, traffico ed inquinamento, luci lampeggianti, tram ed ambulanze, antenne e parabole, … tutte novità che li lasciavano scombussolati ed esterrefatti.
Un’enorme massa umana, composta da persone di tutte le razze ed etnie, si muoveva davanti a loro con frenesia ed agitazione.. con spasmodica ed angosciosa convulsione..
Loro sembravano essere arrivati dal passato e non sarebbero rimasti un solo minuto in più .. la pacifica campagna li aspettava.. i loro animali dovevano essere nutriti e le piantagioni annaffiate!
Non tornarono più in città .. la natura li aspettava per accoglierli come figli e loro furono veramente felici di riappropriarsi di una libertà e di una “leggerezza” che la fumosa Città gli stava negando fin dal loro arrivo.
Ciao, miei cari “nonnetti”..




Bambini... se ne potrebbe parlare per giorni e sarebbe sempre troppo poco.
Una cosa che non capisco, poi, è perche dei "bambini" debbano sempre "parlarne" gli adulti.. con le relative ansie, paure e problemi..
Ecco.. lascio questo spazio ad Asia, mia figlia di 8 anni, pubblicando un suo disegno e lasciandole (sotto il mio controllo) la possibilità di utlizzare questo strumento virtuale per entrare in contatto con voi o con i vostri figli.
Io, alla triste realtà, preferisco le loro favole ed i loro sogni..
Un salutone a voi ed un bacio a tutti i bambini